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Catania è un comune di 313.110 abitanti (circa 750.000 se si considera l'intera sua area metropolitana) della provincia di Catania. È il secondo comune della Sicilia per densità abitativa. Secondo lo storico greco Plutarco, il suo nome deriva da Katane (cioè grattugia), per l'associazione con le asperità del territorio lavico su cui sorge. In epoca storica, è stata distrutta ben sette volte da eruzioni vulcaniche e da terremoti. Fra questi ultimi, i più catastrofici sono stati quelli del 1169 e del 1693. Il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità, assieme agli altri sette comuni del Val di Noto, nel 2002. -Storia antica - La fondazione Probabilmente era un'isediamento d’origine sicula. La città di Katane (gr. Kατάvη) fu fondata, secondo il racconto di Tucidide nella sua "Guerra del Peloponneso" dai greci calcidesi guidati da Tucle e salpati da Naxos, nel quinto anno dopo la fondazione di Siracusa. Avendo scacciato con le armi i siculi, fondarono Lentini e dopo Katane. I nuovi abitanti di Catania elessero come loro ecista Evarco. Quindi Catania fu fondata tra il 729 e il 728 a.C. da coloni greci provenienti dalla città Calcide, nell'Eubea[1]. L'abitato arcaico doveva occupare una collina ben difendibile, immediata¬mente a ovest del centro della città moderna, in coincidenza dell’antico rione Montevergine, di piazza Dante e dell’ex convento dei Benedettini (scavi del 1978). Sappiamo pochissimo sul primo periodo della sua storia: praticamente solo la notizia sull'origine catanese del cele¬bre legislatore Caronda, che poi fu esiliato e si trasferì a Reggio[2]. Vi avrebbero soggiornato nume¬rosi e celebri uomini di cultura, come il filosofo Senofane da Colofone (tra i fondatori della scuola eleatica) e i poeti Ibico e Stesi¬coro, che vi morì (la sua tomba era indicata presso la principale porta a nord della città, che da lui prese il nome di porta Stesicorea). [modifica] La dominazione siracusana All'inizio del V secolo a.C. Catania venne conquistata da Ippocrate di Gela. Nel 476 a.C. Gerone I, tiranno di Siracusa, ne deportò gli abitanti a Leontinoi, e li sostituì con 10.000 nuovi abitanti, in parte siracusani, in parte peloponnesiaci, e data ad amministrare a suo figlio Dinomene[3]. Anche il nome della città venne modificato in Aitna (Etna): con tale nome è celebrata nella Pitica I di Pindaro, scritta in onore di Gerone, e nella tragedia perduta di Eschilo, rappresentata per l'occasione (Le Etnee). Ma solo pochi anni più tardi, dopo la morte di Ierone, Ducezio in¬sieme ai siracusani costrinse i nuovi abitanti a trasferirsi a Inessa (che assunse allora a sua volta il nome di Etna), centro forse corrispondente alla Civita di Paternò. Dal 461 a.C. Catania recuperò così il suo nome e i suoi antichi abitanti[4]. Durante la guerra tra Siracusa e Atene, Catania, inizialmente neutrale, prese poi posi¬zione a favore di Atene, dopo un celebre discorso che Alcibiade avrebbe pronunciato davanti all'assemblea riunita nel teatro della città[5]. Sotto¬posta per questo a un'offensiva di Siracusa, dopo la sconfitta degli Ateniesi fu salvata dall'invasione cartaginese della Sicilia del 409 a.C. Ma poco dopo il 403 a.C. Dionisio I di Siracusa riuscì a con¬quistarla, e ne vendette in parte come schiavi gli abitanti. I super¬stiti si rifugiarono in un primo tempo a Milazzo, ma da qui poi furono espulsi, e si dispersero in varie località della Sicilia. Dio¬nigi ripopolò la città con i suoi mercenari campani[6]. Nel 345 a.C. è tiranno di Catania il sabellico Mamerco, che in un primo tempo si allea con Timoleonte, ma successivamente passa ai Cartaginesi[7]. Scon¬fitto da Timoleonte nel 338 a.C., egli si rifugerà a Messina, ma, caduto nelle mani dei siracusani, verrà crocifisso, dopo aver subito un processo nel teatro di Siracusa[8]. - Il periodo romano - Nel 263 a.C., all'inizio della prima guerra punica, Catania (lat. Catĭna o Catăna) viene conquistata dai Romani, sotto il comando del console Massimo Valerio Messalla[9]. Del bottino faceva parte un orologio solare che fu collocato nel Comitium a Roma[10]. Da allora la città fece parte di quelle soggette al pagamento di un'imposta a Roma (civitas decumana). Sappiamo che il conquistatore di Siracusa, Marco Claudio Marcello, vi costruì un ginnasio[11]. Intorno al 135 a.C., nel corso della prima guerra servile, fu conquistata dagli schiavi ribelli[12]. Un'altra rivolta capeggiata dal gladiatore Seleuro nel 35 a.C., fu domata probabilmente dopo la morte del condottiero[13]. Nel 122 a.C., a seguito dell’attività vulcanica dell’Etna, fu fortemente danneggiata dalle ceneri vulcaniche stesse piovute sui tetti della città che crollarono sotto il peso.[14]. Il territorio di Catina, dopo essere stato nuovamente interessato dalle attività eruttive del 50, del 44, del 36 e in fine dalla disastrosa colata lavica del 32 a.C. che rovinò campagne e città etnee, e dai fatti della disastrosa guerra che aveva visto la Sicilia terreno di scontro fra Ottaviano e Sesto Pompeo, si avvia sulla lunga e faticosa strada della ripresa socio-economica già in epoca augustea. Tutta la Sicilia alla fine della guerra viene descritta come gravemente danneggiata, impoverita e spopolata in diverse zone. Nel libro VI di Strabone in particolare si accenna alle rovine subite dalle città di Syrakusæ, Katane e Kentoripa. Dopo la guerra contro Sesto Pompeo, Augusto vi dedusse una colonia. Plinio il Vecchio annovera la città che i romani chiamano Catina fra quelle che Augusto dal 21 a.C. eleva al rango di colonie romane assieme a Syracusæ e Thermæ (Sciacca). Solo nelle città che avevano ricevuto il nuovo status di colonia furono insediati gruppi di veterani dell'esercito romano. La nuova situazione demografica certamente contribuì a cambiare quello che era stato, fino ad allora, lo stile di vita municipale a favore della nuova "classe media". Nonostante questi continui disastri, che costituiscono una delle costanti della sua storia, Catania conservò una notevole importanza e ricchezza nel corso della tarda repubblica e dell'im¬pero: Cicerone la definisce «ricchissima»[15], e tale dovette restare anche nel corso del tardo impero e nel periodo bizantino, come si deduce dalle fonti letterarie e dai numerosi monumenti contemporanei, che ne fanno un caso quasi unico in Sicilia. Le grandi città costiere come Catina, nel corso del medio-impero, estesero il loro controllo, anche a fini esattoriali dello "stipendium", su un vasto territorio nell’entroterra dell’isola che si andava spopolando a causa della conduzione latifondistica della produzione agricola. - La vara di Sant'Agata - Il cristianesimo vi si diffuse rapidamente; tra i suoi martiri, durante le persecuzioni di Decio e di Diocleziano, primeggia Sant'Agata, patrona della città, e Sant'Euplio. La diocesi di Catania è accertata fin dal VI secolo. - Il Medioevo - Catania bizantina ed il regno normanno-svevo Le invasioni barbariche della seconda metà del V secolo sconvolgono tutta la Sicilia e quindi anche Catania. Particolarmente critico sembra essere stato il passaggio dei Vandali di Genserico negli anni 440 e 441 provenienti da Cartagine: causò danni talmente gravi da indurre le autorità alla remissione del pagamento dei tributi. Nel 476, Genserico cede ad Odoacre, re degli Eruli, la Sicilia in cambio di un tributo. Teodorico, divenuto re degli Ostrogoti nel 474, dopo aver sconfitto più volte Odoacre in Italia lo uccise nel 493 restando così l’incontrastato padrone d’Italia. Il generare bizantino Belisario inviato da Giustiniano a riconquistare l’Italia occupa con facilità la Sicilia nel 535. Nuovi scontri fra Belisario e gli Ostrogoti di Totila si verificano fra il 542 e il 548, anno in cui il generale bizantino viene richiamato a Costantinopoli. Catania viene di nuovo occupata da Totila nel 550, ma dopo la sconfitta degli Ostrogoti in Umbria e la morte di Totila nel 552, tutta la Sicilia tornò sotto il controllo bizantino nel 555. Fu proprio da Catania che ebbe inizio la riconquista bizantina dell'isola[16], e in essa ebbe sede probabil¬mente il governatore civile bizantino (praetor o praefectus). Rimase bizantina sino alla conquista araba che avvenne nel IX secolo. I Normanni, o meglio Ruggero d'Altavilla, ultimogenito di Tancredi d'Altavilla, assieme ai suoi fanti e cavalieri “cattolici” professionisti della guerra, provenienti dal ducato di Normandia (Francia del nord) e che poco avevano a che fare con i loro “barbari” antenati vichinghi (fase storica tra i secoli VII e IX), misero piede in Sicilia nel 1060. Dopo aver conquistato Cerami, Troina, Palermo ed altre città, nel 1072 si impadronirono di Catania che ebbe un periodo di rinnovato splendore sotto la guida del vescovo benedettino Ansgerio (Ansgar) voluto dallo stesso Gran Conte Ruggero. Gli Svevi, o meglio la dinastia degli Hohenstaufen, presero il potere in Sicilia grazie ad matrimonio fra Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II d'Altavilla con Enrico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa. Morto il giovane Guglielmo III, ultimo re del regno di Sicilia e prigioniero in Germania, Enrico VI rivendicò l’Italia meridionale e la Sicilia. Nel 1194 e nel 1197 Catania, che aveva sostenuto Tancredi di Sicilia prima e poi osato ribellarsi agli Svevi, fu saccheggiata dalle truppe germaniche. La nobiltà cittadina non ebbe un rapporto felice con gli Hohenstaufen; nemmeno con il grande Federico II al quale si ribellò nel 1232. L’astio verso il potere imperiale fece nascere diverse leggende tra le quali quella che vuole che il castello Ursino sia stato voluto da Federico II per tenere a bada la popolazione. Avvenimento importante per il futuro della città fu l’inserimento di Catania tra le città demaniali. Finiva così la totale egemonia del vescovo-conte. - L'arrivo degli angioini, il Vespro - Alla fine della dinastia degli Hohenstaufen, nel 1266 la Sicilia venne assegnata dal Papa, che considerava l’isola patrimonio della Chiesa, a Carlo I d'Angiò; ma il dominio angioino ebbe breve durata. I catanesi, che avevano subito ingiustizie, sfruttamenti ed erano stati danneggiati economicamente dalla chiusura dei porti della città, contribuirono validamente al rovesciamento della “mala signoria”. I più importanti nomi che animarono la rivolta a Catania furono quelli di Palmiero, abate di Palermo, Gualtiero da Caltagirone, Alaimo da Lentini e Giovanni da Procida. Quest’ultimo nel 1280, travestito da monaco, si recò dal papa Niccolò III, dall’imperatore di Bisanzio Michele Paleologo e dal re Pietro III d'Aragona, per chidere: al papa di non appoggiare Carlo d’Angiò in caso di rivolta; all’imperatore Michele l’appoggio esterno contro il nemico comune; e al re d’Aragona di far valere il suo diritto al trono di Sicilia in quanto marito di Costanza figlia di Manfredi, l’ultimo degli Hohenstaufen. -Il regno siculo-aragonese, il periodo di Catania capitale - Nel 1282 i moti meglio conosciuti come “Vespri siciliani” posero fine al dominio dell’isola da parte della dinastia francese. Appena scoppiò la rivolta in Sicilia, la flotta aragonese era già a Palermo e l’occupazione della città da parte di Pietro dava così inizio alla dominazione degli Aragonesi in Sicilia (1282-1410). Catania fu la sede dell’incoronazione del re aragonese con il nome di Pietro I di Sicilia, ed acquistò una posizione di privilegio in quanto nel corso del XIV secolo venne scelta spesso come sede del parlamento e dimora della famiglia reale. A Pietro III successe, in Aragona il suo primogenito Alfonso III d'Aragona, e in Sicilia il suo secondogenito Giacomo che subito, nel 1287, dovette respingere, con l’aiuto dell’ammiraglio Ruggero di Lauria, le rinnovate pretese degli angioini che avanzavano verso Catania da terra e dal mare. Alla morte del fratello Alfonso III, Giacomo prese il suo posto e lasciò in Sicilia suo fratello Federico come vicario. Ma la politica di riavvicinamento, di accordi e di legami matrimoniali con la casa d’Angiò, caldeggiata anche da papa Niccolò IV, non piacque ai siciliani che il 15 gennaio 1296 si riunirono in parlamento a Catania ed elessero loro re il giovane Federico III. Ma Aragonesi e Angioini, alleati per l’occasione, attaccarono le difese siciliane che, anche grazie al tradimento di due catanesi, furono superate e in particolare a Catania Roberto d'Angiò prese possesso del castello Ursino dove poco tempo dopo nacque Luigi futuro re di Napoli. La guerra, che sembrava essersi conclusa con al pace di Caltabellotta (1302) che assegnava la Sicilia a Federico d’Aragona con il titolo di re di Trinacria, proseguì nel 1313. Federico, contravvenendo agli accordi, si confermò re di Sicilia e proclamò suo erede il figlio Pietro che gli successe nel 1337. Sarà il figlio di Pietro, Ludovico che, grazie all'intermediazione dello zio Giovanni d'Aragona, riuscirà a tenere testa sia alle lotte interne fomentate dalle due fazioni baronali che alle incursioni del re di Napoli. Il suo successore, il fratello Federico IV d'Aragona detto il Semplice, nato a Catania, dopo varie vicende firmerà la c.d. pace di Catania nel 1372. Federico il Semplice lasciò il regno alla figlia minorenne Maria nata dal matrimonio con Costanza figlia del re Pietro IV d'Aragona, affiancata da quattro vicari: Artale Alagona, Guglielmo Peralta, Francesco Ventimiglia e Manfredi Chiaramonte. Artale Alagona scelse per la giovane regina Maria la residenza del castello Ursino di Catania, progettando di darla in sposa a Galeazzo Visconti, duca di Milano. Ma la fazione capeggiata dai Ventimiglia, baroni d’origine catalana, volevano che sposasse Martino figlio del duca di Monteblanc presunto erede del trono aragonese. Il rapimento di Maria portato a termine da Gugliemo Raimondo Moncada fece fallire i progetti del Gran Giustiziere del regno e permise il matrimonio della regina con Martino di Monteblanc. Re Martino, dopo la morte di Maria avvenuta nel 1402, sposò Bianca, erede del trono di Navarra, che scelse di stabilirsi a Catania assieme alla corte. Ma Martino muore a Cagliari nel 1409 all’età di 33 anni e a lui succede il vecchio padre Martino duca di Monteblanc che però morirà l’anno successivo. - Il rinascimento ed i periodo barocco - I Viceré, la dominazione spagnola La facciata dell'ex convento dei Benedettini, che ospita le facoltà di Lettere e Filosofia e Lingue e Letterature Straniere. Catania sarà teatro delle traversie avute dalla regina Bianca di Navarra a causa delle mire per la successione al trono da parte del Gran Giustiziere Bernardo Cabrera, conte di Modica. Con l’elezione di Ferdinando I come re di Aragona, Valencia e Catalogna la Sicilia fu dichirata provincia del regno aragonese. La vedova regina Bianca fu confermata “vicaria”. La Sicilia quindi non è più un Regno ma solo una provincia e sarà così fino alla dominazione borbonica. I catanesi si consolarono con alcuni privilegi concessi loro dalla regina Bianca. Il successore di Ferdinando I, Alfonso il Magnanimo riunì il 25 maggio 1416, nella sala dei Parlamenti di castello Ursino tutti i baroni e i prelati dell’Isola per il giuramento di fedeltà al Sovrano e fino al 30 agosto vi si svolsero gli ultimi atti della vita politica che videro Catania come città capitale del regno. Ma fu lo stesso re Alfonso che permise la nascita a Catania dell’Università più antica della Sicilia o Siciliae Studium Generale (1434). Inoltre il 31 maggio 1421, invitato da Gualtiero Paternò e Andrea Castello, che erano stati presenti al parlamento che il re aveva tenuto a Messina, venne a Catania per riconfermare ufficialmente le “libertà” e gli “statuti” della città. La Sicilia passa tra i possedimenti spagnoli d’oltremare e sarà retta da un viceré che allontanerà per sempre la diretta conduzione politico-economica del sovrano. Catania continuò a essere favorita dai sovrani spagnoli, ma il popolo partecipò alla rivolta contro Ugo Moncada nel 1516 e ai tumulti del 1647, in odio al fiscalismo governativo. - L'infausto XVII secolo e la rinascita successiva - L'eruzione del 1669 che investì la città. Tela di Giacinto Platania, sagrestia della Cattedrale di Catania. Una grande colata lavica, le cui bocche effusive si aprirono a bassa quota nel territorio del comune di Nicolosi, investì nel 1669 il lato ovest e sud della città. I danni alle campagne, alle strade e alle difese furono molto gravi ma le stesse mura di difesa della città riuscirono a impedire, in massima parte, che la lava entrasse nel centro abitato. È stato soprattutto il terremoto del 1693 che ha impedito in generale la sopravvi¬venza del tessuto urbanistico antico e medievale e che ha segnato profondamente anche l’assetto socio-economico della città, cancellando quasi la totalità delle arti prodotte dagli artisti pre-terremoto. Praticamente si devono considerare scomparse le tracce della città greca, mentre una sorte migliore hanno avuto i monumenti di età romano-imperiale. Dopo il terremoto del 1693, la città si sviluppò sino a occupare uno dei primi posti nel commercio italiano; nel 1820 non aderì al moto indipendentista e fu coi costituzionali napoletani; nel 1837 partecipò alle rivolte occasionate dal colera, e nel 1848-49 fu all'avanguardia del movimento autonomista. -L'Unità d'Italia e il Fascismo - Nell'agosto 1862 Giuseppe Garibaldi vi stabilì il centro organizzativo della spedizione conclusasi in Aspromonte. Nel 1891 venne fondato il Fascio di Catania, inizio ufficiale del più importante movimento dei Fasci Siciliani. A partire dal 1902 con la vittoria della lista popolare alle elezioni con il 56% dei voti inizia il periodo della sindacatura De Felice. Verranno avviate le modernizzazioni dei servizi e un vasto piano di aggiornamento urbanistico e abbellimento della città. Figura dominante del periodo è Filadelfo Fichera a cui si devono gli scavi e i lavori che portarono alla luce l'Anfiteatro di piazza Stesicoro nel 1906 e progetti edilizi e sanitari. Nel 1905 iniza anche il servizio tranviario cittadino con le tre linee da Piazza Duomo a Picanello, Cibali e Guardia Ognina. Vengono sistemate un centinaio di strade prima a fondo naturale, prolungato il viale Regina Margherita e promossa la costruzione delle ville Liberty, sistemata la piazza d'armi (oggi Piazza G.Verga), che ospiterà, nel 1907 la prima Esposizione agricola. Nel 1906 Edmondo De Amicis visita Catania e la trova splendidamente moderna. Nello stesso anno, l'assessore ai Lavori Pubblici, Luigi Macchi, assieme al Fichera appronta il "Piano regolatore" per il risanamento della città. Intanto è acquisita la casa di Bellini e si prepara il riscatto del Castello Ursino per adibirlo a grande museo nazionale, viene costruita la passeggiata a mare di piazza dei Martiri, costruito l'ospedale Garibaldi e l'Ospizio dei ciechi. Vengono posti i capolinea dei Tramways urbani a Cibali, Picanello e Guardia Ognina. Nel 1908 la città deve affrontare il problema dell'immigrazione forzata di quasi 25.000 superstiti del terremoto di Messina che determina una grande crisi di alloggi. Nel 1912 viene approntato un grande progetto risanamento e di costruzione di larghe strade: un viale in rettifilo dalla Stazione Centrale a Via Etnea, il Viale della Libertà di 4 Km dalla stazione a Picanello, una viale largo 50 metri che dal porto arrivi ad Ognina e un viale di 40 mt. dal Borgo a Cibali. Ciò opererà il risanamento dei malsani quartieri attraversati, Civita, Idria, S.Berillo, Stazione dove l'anno prima è scoppiata l'ennesima disastrosa epidemia di colera a causa delle paurose condizioni igieniche delle case fatiscenti. Nonostante gli entusiasmi, De Felice non riesce a reperire i finanziamenti necessari, la guerra però incalza e l'interventismo inizia a fare i suoi effetti, la guerra porterà la crisi commerciale e dell'attività portuale e per una città come Catania basata su ciò, sarà il crollo economico. Il periodo d'oro era finito e i grandi progetti di risanamento urbano abbandonati. Gli anni venti vedono l'ascesa a Catania, con il fascismo, di Gabriello Carnazza, ministro dei LLPP nel primo governo Mussolini. Nel periodo fascista, Catania vive un periodo di stagnamento, l'industria zolfifera in crisi irreversibile, e quindi la progressiva chiusura delle raffinerie della zona Stazione, in forte difficoltà l'industria conciaria e del legno. A partire dal 1922, sotto la pressione del Carnazza vengono costituite, col finanziamento dello stato al 70 %, delle società per la bonifica del Lago di Lentini e poi del Pantano d'Arci e di altri della zona. Lo scopo prefisso sarebbe quello di creare aziende agricole moderne e industrie indotte, ma le iniziative si riveleranno col tempo solo fonte di speculazione e creeranno poco utile a fronte di grandi investimenti pubblici. Catania si va trasformando da città industriale e mercantile in città di servizi. Alla fine degli anni venti scompaiono tutti i protagonisti principali della scena politica catanese e l'atmosfera cittadina entra in una fase di totale grigiore. Unico evento degno di nota del periodo è l'inaugurazione dell'Aeroporto di Fontanarossa, nel 1924. Segno dell' impoverimento, una statistica dei consumi della famiglia tipo cittadina: nel 1927 la spesa annua era di lire 11.472; nel 1930 è scesa a lire 9.715. Alla fine degli anni venti vengono ripresi i vecchi propositi di risanamento dei centrali quartieri Antico Corso e San Berillo. Tra1928 e 1935 si dovrà avere la risistemazione delle strade centrali e la pavimentazione di quelle ancora a fondo naturale, la nuova rete d'illuminazione (la maggior parte è ancora a gas), la costruzione del Palazzo di Giustizia, il campo sportivo e il tiro a segno. Il risanamento dei vecchi quartieri, le fognature, gli edifici per ospedali e scuole e case popolari dovrà attendere la seconda fase di lavori tra il 1936 e 1943 che l'approssimarsi della guerra ,però, manderà del tutto a monte. Verso il 1931 viene bandito un concorso per un piano di fabbricazione della futura "grande Catania" che considera come "zone di ampliamento" della città quelle di Nesima,Cibali,Barriera,Picanello ed Ognina, con le zone di S.Sofia e S.Antonino a villini e lo sventramento dei quartieri insalubri di Civita, S.Berillo, Carmine, Antico Corso e Consolazione, con la zona dei monumenti antichi e medioevali valorizzata, la zona industriale a sud con le case dei lavoratori nella zona del porto e le stazioni FS e FCE spostate a nord della zona di ampliamento.A ciò si aggiungerà una serie di servizi comuni e sociali. Saranno premiati alcuni progetti ma nel 1935 si raffazzonerà un regolamento edilizio del tutto differente; ma senza un piano regolatore la città continuerà ad espandersi a nord in maniera disordinata e caotica e a sud con vere e proprie bidonvilles a ridosso del cementificio. L'entrata in guerra, non sortirà alcun fermento, neanche per approntare i rifugi, così il bombardamento dell'aeroporto del 5 luglio 1940 sarà un vero e proprio brusco risveglio, ma nel contempo si è organizzato invece in "maniera industriale" il mercato nero. Dall'aprile 1943 inizieranno le incursioni aeree americane pesanti con oltre 400 vittime civili e lo sfollamento caotico verso i paesini dell'interno di oltre 100.000 persone. Dopo lo sbarco anglo-americano in Sicilia (9 luglio 1943), i Tedeschi, dopo aver bloccato il generale Montgomery al ponte Primosole sul fiume Simeto, per sottrarsi alla manovra aggirante degli Anglo-Americani, persistettero a lungo nella difesa di Catania, che evacuarono solo il 5 agosto. La città venne lasciata in uno stato di anarchia per molto tempo, con i relativi saccheggi e scassinamenti dei negozi. L'incendio del Palazzo degli Elefanti del 14 dicembre 1944, che causò la perdita dell'archivio comunale ( che conteneva anche documenti del Cinquecento) e del Palazzo di Giustizia e del Banco di Sicilia riportò brutalmente tutti con i piedi per terra. - La storia più recente - Negli anni cinquanta si iniziò la ripresa della città. Tanto per cominciare, nel 1950 l'Aeroporto di Fontanarossa fu riaperto dopo una lunga ristrutturazione e si inaugurò la linea dei filobus di via Etnea, che sostituirono i vecchi tram. Poi, grazie all'opera dei sindaci Domenico Magrì e Luigi La Ferlita, venne aperta la zona industriale di Pantano d'Arci, che poi sarebbe stata ribattezzata Etna Valley, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare aprì un centro regionale in città, si iniziò la ristrutturazione del quartiere di San Berillo, la zona più degradata del centro città, e venne aperta la prima parte della Circonvallazione e dell'odierno viale John Kennedy, che costeggia la Plaia, la spiaggia a sud del centro abitato. Furono creati anche grandi quartieri dormitorio come Nesima e Librino (quest'ultimo su progetto del giapponese Kenzo Tange). Si arrivò così al boom degli anni sessanta, quando Catania venne definita la Milano del Sud per la dinamicità nell'economia e nell'espansione della popolazione. Nel 1964 fu reso noto il Piano Regolatore Generale di Luigi Piccinato, che puntava al recupero delle zone più degradate, come San Berillo e San Cristoforo: tutt'ora ben poco è cambiato... Nel 1971 la popolazione toccò i 400.000 abitanti, quasi duecentomila in più in trent'anni. In quest'ambiente proliferava la mafia, ma nessuno ne parlava. Grandi appalti, possibili per l'assenza di un piano regolatore, vengono interamente gestiti dal clan di Benedetto Santapaola, detto Nitto. I primi a denunciare la situazione sono i giornalisti della rivista I Siciliani di Giuseppe Fava, che verrà ucciso nel 1984. Da quel momento la situazione è cambiata, anche se non radicalmente. La mafia è molto più nascosta, la città è decisamente più vivibile. Negli anni novanta Catania ha inoltre conosciuto un'esplosione della sua vita notturna. Ancora nel 1992 le sue strade erano quasi deserte alle 8 di sera, tranne quelle principali, e gran parte del centro storico era abbandonato e anche pericoloso. In seguito, grazie alla nuova politica dell'amministrazione del sindaco Enzo Bianco, che facilitò la concessione di licenze per l'apertura di ristoranti, caffè, pub, le strade del centro storico si sono popolate con migliaia di giovani, provenienti anche dai centri limitrofi. Dal 2000 Catania ha iniziato una fase di grande ristrutturazione architettonica, promossa dall'ex sindaco Bianco e portata avanti da Umberto Scapagnini.[17] Tra i principali monumenti barocchi si ricordano: • la Cattedrale di Sant'Agata • la Chiesa della Badia di Sant'Agata, in via Vittorio Emanuele II • la Chiesa di Sant'Agata la Vetere, in via Santa Maddalena, sorge su una chiesa del 264 • la Chiesa di Sant'Agata alla Fornace o di San Biagio, in piazza Stesicoro • la Chiesa di San Francesco in piazza San Francesco, che custodisce le spoglie di Eleonora d'Angiò • la Chiesa di San Benedetto in via Crociferi • la Chiesa di San Nicolò l'Arena, in piazza Dante • la Basilica Collegiata (regia Cappella), in via Etnea • il Palazzo degli Elefanti, sede del Municipio, il Palazzo del Seminario dei Chierici e la Fontana dell'Amenano, in piazza del Duomo • il Palazzo Biscari, in via Biscari • il Palazzo del Toscano, in piazza Stesicoro • il Palazzo Reburdone, in via Vittorio Emanuele II • la Villa Cerami, in via Crociferi, sede della facoltà di Giurisprudenza • la Porta Uzeda e la Porta Carlo V (sede della Pescheria), in via beato Giuseppe Dusmet • la Porta Ferdinandea, detta anche Porta Garibaldi o Fortino, costruita nel 1768 e sita in piazza Palestro • la Fontana dell'Elefante - Personalità illustri - Vincenzo Bellini - Giovanni Verga Sicuramente figli illustri, che hanno reso grande Catania nel mondo, sono il compositore Vincenzo Bellini, lo scrittore Giovanni Verga e il poeta Mario Rapisardi. Il primo è stato autore di opere immortali come La sonnambula, Norma e I puritani. Il secondo ha inaugurato il verismo in Italia e ha scritto i romanzi I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo. Il terzo è stato uno dei poeti più attivi a cavallo tra Ottocento e Novecento e a lui è dedicato uno dei più importanti viali della città. Altri catanesi di rilevanza sono: • la regina d'Aragona Costanza di Hohenstaufen; • i re di Trinacria Ludovico d'Aragona e Federico IV d'Aragona; • i vescovi Giuseppe Francica-Nava de Bontifè, Antonio Maria Trigona e Salvatore Russo; • i fisici Ettore Majorana e Fulvio Frisone; • i matematici Sebastiano Catania, Giovanni D'Antoni, Lucio Lombardo Radice, Giuseppe Marletta, Agatino San Martino Pardo e Giuseppe Zurria; • lo studioso Carlo Gemmellaro • il legislatore Caronda; • il giurista e magistrato Cosimo Nepita; • il filosofo Lisiade; • il pedagogista Giuseppe Lombardo Radice; • lo storico Vincenzo Finocchiaro; • gli scrittori e poeti Bartolomeo Asmundo, Pietrangelo Buttafuoco, Agata Giardina, Melissa P., Giuseppe Lazzaro Danzuso, Giampiero Mughini, Alfredo Danese, Salvatore Camilleri, Giovanni Formisano, Antonino Magrì, Salvatore Nicolosi, Candido Cannavò, Saverio Fiducia, Domenico Tempio, Ercole Patti e Mario Rapisardi; • i pittori Alessandro Abate, Giuseppe Gandolfo,Zenone Lavagna, Calcedonio Reina, Emilio Greco, Antonio Sciacca, Giuseppe Rapisardi; • gli attori Jerry Calà, Turi Ferro, Giovanni Grasso, Leo Gullotta, Gilberto Idonea, Angelo Musco, Enrico Pappalardo e Saro Urzì; • il presentatore Rosario Fiorello; • il doppiatore Mario Cordova; • i cantanti Franco Battiato, Jenny B, Gianni e Marcella Bella, Veruska, Farida, Antonella Arancio, Gerardina Trovato, Aldo Clementi, BriganTony, Gianni Celeste, Carmen Consoli e Giuseppe Castiglia; • i musicisti Giovanni Pacini, Pietro Antonio Coppola, Martino Frontini, Santi D'Amico, Francesco Paolo Frontini, Emilio Romano, Gaetano Emanuel Calì; • i componenti delle band degli Sugarfree, dei Brigantini, dei Lautari, degli Archinuè, dei Boppin' Kids, dei Denovo e dei Beans; • il critico d'arte Giuseppe Frazzetto; • i politici Napoleone Colajanni, Giuseppe de Felice Giuffrida, Claudio Fava, Antonio La Pergola, Salvatore Leonardi, Raffaele Lombardo, Concetto Marchesi, Luciano Modica, Giuseppe Maria Reina e Antonino Paternò-Castello; • gli imprenditori Mario Ciancio Sanfilippo, Libero Grassi, Angelo Massimino e Antonino Pulvirenti. - Leggende - La storia di Catania è arricchita da quattro leggende che sono state rappresentate nei quattro lampioni di Piazza Università realizzati da Mimmo Maria Lazzaro e Domenico Tudisco agli inizi del Novecento: Colapesce, i Fratelli Pii, Gammazita e Uzeta. • Una delle leggende di Colapesce narra che egli era un giovane (Nicola il pesce) che poteva stare sott'acqua per molto tempo; non appena Federico II ne venne a conoscenza, lo sfidò a recuperare una coppa d'oro. Colapesce lo fece ed ottenne in premio la coppa. Il Re, allora, gli chiese di vedere cosa c'era sotto la Sicilia. Riemerso, Colapesce informò il Re del fatto che la Sicilia poggiava su tre colonne e che una di esse era consumata dal fuoco. Federico II gli chiese di portargli il fuoco ma Colapesce, tuffatosi nuovamente in mare, non riemerse mai più. Secondo la leggenda è ancora in fondo al mare e continua a reggere la colonna che stava per crollare. • I fratelli Pii (Anfinomo ed Anapia) cercarono di salvare gli anziani genitori portandoli sulle proprie spalle durante un'eruzione dell'Etna; mentre stavano per essere travolti il fiume di lava si divise per volere degli dei e tutti si salvarono. • Gammazita era un giovane virtuosa; di lei si invaghì un soldato francese, che fu rifiutato; un giorno Gammazita, recatasi da sola ad un pozzo, venne raggiunta dall'innamorato e, per non cedere alle sue richieste, si uccise gettandosi nel pozzo. • Uzeta è protagonista di una leggenda inventata agli inizi del Novecento: questo ragazzo di umili origini diventò cavaliere per la sua bravura e riuscì a sconfiggere gli Ursini, giganti saraceni che avrebbero dato il nome al Castello.